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sabato 29 febbraio 2020

Restare umani, quando il mondo impazzisce


Manzoni non l’aveva vista, la peste,
ma aveva studiato documenti su documenti.
E allora descrive la follia, la psicosi,
le teorie assurde sulla sua origine, sui rimedi.
Descrive la scena di uno straniero (un “turista”)
a Milano che tocca un muro del duomo e viene linciato
dalla folla perché accusato di spargere il morbo.
Ma c’è una cosa che Manzoni descrive bene,
soprattutto, e che riprende da Boccaccio:
il momento di prova, di discrimine, tra umanità e
inumanità. Boccaccio sì che l’aveva vista,
la peste. Aveva visto amici, persone amate,
parenti, anche suo padre morire.

E Boccaccio ci spiega che l’effetto più
terribile della peste era la distruzione del
vivere civile. Perché il vicino iniziava a
odiare il vicino, il fratello iniziava a odiare
il fratello, e persino i figli abbandonavano
i genitori. La peste metteva gli uomini l’uno
contro l’altro. Lui rispondeva col Decameron,
il più grande inno alla vita e alla buona civiltà.
Manzoni rispondeva con la fede e la cultura,
che non evitano i guai ma, diceva,
insegnavano come affrontarli.

In generale, entrambi rispondevano in modo
simile: invitando a essere uomini,
a restare umani, quando il mondo impazzisce.


Errico Buonanno


***

 

domenica 30 novembre 2014

Nel silenzio



Nel silenzio della notte scrivono i poeti ,
nel silenzio della notte pregano i monaci,
nel silenzio di una stanza  di ospedale
attendono i malati un nuovo giorno,
sperando che sia migliore.

Nel silenzio di questa notte,
in un cielo puntellato di stelle,
la cupola illuminata della Cattedrale
sovrasta il buio e il silenzio,
la sua luce entra nella mia stanza
e, come faro luminoso, 
è qui a ricordarmi di Te.

Dal silenzio,
trasportato da un lieve venticello notturno,
come un lamento, giunge il raglio di un asino,
non so da dove viene 
ma il pensiero mi porta lontano,
a guardare il mondo,ad ascoltare l’umanità
in questo silenzio che nasce e rinasce.

Lamento, sofferenza, richiesta di aiuto,
preghiera o “solo” offerta.

Anime sole e senza speranza,
come sagome di rami d’albero scheletrici,
nel  buio della notte alzano il loro lamento verso il cielo,
dove sta’  Qualcuno che ama, sempre e comunque,
quel Qualcuno che attende e  può donare
ogni  risposta alla nostra vita.

Ho ascoltato il silenzio e mi ha parlato di Te.

Rosella C.